Turnover dei dipendenti e strategie per il successo: non disperdere il tuo capitale umano!

Ogni organizzazione fonda la sua forza e la sua capacità di crescere su un capitale di inestimabile valore: la professionalità dei suoi dipendenti e dei suoi manager. Un’azienda che disperde il suo capitale umano si trova costretta a operare su orizzonti temporali limitati, mentre la fidelizzazione e la soddisfazione dei dipendenti giocano un ruolo fondamentale nel permettere a ogni realtà di avere successo e conseguire gli obiettivi di crescita che si è posta.

Nella situazione di radicale cambiamento che tutto il mondo sta attraversando, essere capaci di non disperdere il proprio capitale umano è essenziale per arginare un fenomeno in rapida crescita: l’aumento del turnover dei dipendenti. I dati ci dicono che oggi sono sempre di più le persone che scelgono di abbandonare le aziende per cui lavorano, e questa tendenza rischia di ripercuotersi in modo estremamente grave sull’operatività delle organizzazioni e sulla loro capacità di conseguire i loro obiettivi. Ma quali sono le ragioni di questo trend, e cosa è possibile fare per arginarlo?

 

Turnover dei dipendenti: un trend in crescita

Studi internazionali – come quello pubblicato pochi mesi fa da McKinsey e Company, che ha coinvolto 5.700 lavoratori e 250 manager attivi in diverse tipologie di aziende statunitensi, britanniche, canadesi e australiane – mostrano come siano moltissimi i lavoratori che esprimono la volontà o l’auspicio di cambiare lavoro. Due dati su tutti risultano particolarmente rilevanti: il 22% dei lavoratori del campione analizzato ha dichiarato di prendere in considerazione la possibilità di cambiare lavoro entro i prossimi sei mesi, mentre il 18% del totale ha affermato di essere certo o quasi certo di farlo. In totale, quindi, il 40% dei dipendenti sarebbe disposto ad abbandonare l’azienda per cui lavora entro un orizzonte temporale estremamente limitato.

Sono numeri che fanno riflettere: qualsiasi realtà o organizzazione si troverebbe in grande difficoltà nel gestire un turnover di personale così massiccio, ma indipendentemente dall’effettivo verificarsi di questa circostanza già il fatto che un numero così significativo di dipendenti valuti la possibilità di dimettersi è un importante campanello di allarme. Un sentimento così diffuso e così negativo non può essere sottovalutato dal management aziendale, che è chiamato a mettere in campo azioni concrete per arginare questa tendenza.

Secondo la stessa ricerca, la problematica è ben nota a chi ricopre posizioni apicali all’interno delle aziende: più della metà dei manager che hanno partecipato allo studio ha infatti confermato che, negli ultimi 18 mesi, le dimissioni dei dipendenti sono state più frequenti rispetto agli anni precedenti, e molti hanno dichiarato che a loro parere questa tendenza non sta rallentando, e che anzi potrebbe crescere ulteriormente nell’immediato futuro.

 

Perché i dipendenti si dimettono?

Un altro dato molto significativo che emerge dallo studio di McKinsey e Company riguarda l’aumento dei dipendenti che si dimettono licenziano prima di aver trovato un nuovo lavoro. Ben il 65% dei dipendenti che ha dichiarato di valutare la possibilità di lasciare la loro azienda, infatti, ha affermato di essere disposto a farlo anche senza avere in mano un nuovo contratto di assunzione o comunque un’alternativa professionale.

Questo elemento dimostra che la situazione che stiamo affrontando è in qualche misura inedita: le dimissioni di un dipendente che ha trovato una migliore opportunità di lavoro si inserisce in una normale dinamica di turnover ed è una circostanza fisiologica, ma i dati evidenziano come lo scenario con cui ci confrontiamo oggi sia diverso. Le motivazioni per cui i dipendenti lasciano un’azienda non sono connesse unicamente con ragioni economiche o di prestigio, ma sono sempre più spesso legate ad aspetti di tipo relazionale e hanno a che vedere con la soddisfazione personale, la motivazione e il senso di riconoscimento. Lo studio McKinsey ha evidenziato che circa la metà dei dipendenti che si dimettono dall’incarico lo fa perché non si sente adeguatamente valorizzata o perché non percepisce un senso di appartenenza nei confronti della realtà per cui lavora. Il dato è significativamente più alto tra i dipendenti che appartengono a gruppi minoritari, circostanza che dimostra quanto sia importante operare in direzione di una sempre maggiore inclusività.

È evidente che, se queste sono le cause per cui i dipendenti si dimettono, è difficile pensare di arginare il fenomeno utilizzando strumenti “tradizionali” come la concessione di benefit, premi di produzione o aumenti di stipendio. I dipendenti non lasciano le aziende perché sono insoddisfatti del trattamento economico che ricevono, e cercare di trattenerli proponendo gratifiche di questo tipo rischia di essere inefficace. È invece necessario agire a un livello diverso, comprendendo quali sono le reali ragioni per cui i dipendenti si dimettono e offrendo soluzioni che partono dalla disponibilità ad affrontare e risolvere problematiche più profonde.

 

Come affrontare il turnover dei dipendenti

Per affrontare efficacemente questa situazione è necessario partire da un percorso di consapevolezza che coinvolga tutti coloro che ricoprono ruoli aziendali apicali. È fondamentale fermarsi a riflettere sui motivi per cui le persone si dimettono, cercando di rispondere ad alcune domande essenziali:

  • Il management è in grado di motivare i dipendenti, di comunicare in modo chiaro gli obiettivi di crescita dell’azienda, di costruire team di lavoro fondati sulla collaborazione e di fornire supporto ai lavoratori in caso di necessità?
  • Le uniche leve motivazionali in grado di fidelizzare i dipendenti sono quelle economiche, oppure l’azienda è in grado di proporre benefit alternativi?
  • L’azienda ha affrontato in modo corretto la situazione di emergenza dovuta alla pandemia di virus Covid-19, mettendo i dipendenti in condizione di lavorare al meglio e offrendo supporto concreto a coloro che affrontavano problematiche di tipo psicologico o di conciliazione famiglia-lavoro?
  • L’azienda sta gestendo la fase di “ritorno alla normalità” in maniera attenta alle esigenze dei dipendenti, offrendo opportunità di lavoro ibrido a coloro che lo richiedono?
  • L’azienda si occupa del benessere dei dipendenti a 360°, dimostrando consapevolezza anche a proposito del tema dello stress lavoro-correlato?
  • L’azienda è attenta alle ricadute sociali della sua attività e mette in campo azioni concrete in linea con le sue ESG policies?

 

Rispondere a queste domande – se necessario attraverso un’attività di Management Audit o con un’analisi di Clima aziendale di un partner esterno specializzato come FLOWER&KLEIN – è il primo passo per diventare realmente consapevoli della condizione e delle necessità dei propri dipendenti, e quindi per studiare strategie per arginare il loro turnover. Investire in un percorso di questo tipo è fondamentale, oggi più che mai, per evitare di trovarsi di fronte a una vera e propria fuga di lavoratori, e si rivela quindi un investimento di altissimo valore per il futuro.