Responsabilità sociale e tutela dell’ambiente: nuove prospettive per le aziende e i loro manager

I temi della sostenibilità ambientale, della tutela delle risorse umane e della responsabilità sociale dell’attività di impresa (riassunti nell’acronimo ESG, Environmental, Social, and Corporate Governance) sono oggi più che mai centrali per lo sviluppo e la crescita di qualsiasi azienda.

Sono passati molti anni da quando, nel 1994, l’economista John Elkington elaborò il cosiddetto “paradigma delle 3 P”, teorizzando la possibilità di determinare il livello di sostenibilità di un’impresa valutando la sua attenzione a 3 parametri essenziali – planet, people e profit ma anche a così grande distanza di tempo tale teoria non ha mai perso la sua efficacia. Oggi possiamo affermare con certezza che qualsiasi realtà aziendale, indipendentemente dalle sue caratteristiche e dal suo ambito di azione, per poter crescere deve essere in grado di mettere al centro il rispetto dell’ambiente, il benessere dei dipendenti, la possibilità di generare ricadute positive sul territorio in cui opera e sulla società nel suo complesso, senza che questo pregiudichi la sua capacità di generare profitti. Questi elementi non sono in alcun modo in conflitto tra loro ma sono al contrario strettamente interconnessi, e metterli al centro della propria attività è fondamentale per il futuro delle imprese, specie in questo particolare momento storico segnato dalla pandemia di virus Covid-19 e dalle sue conseguenze.

 

Sostenibilità e tutela dell’ambiente in epoca Covid-19: una sfida aperta

L’attenzione per le ESG policies ha conosciuto una crescita costante nel corso degli ultimi decenni, ma la pandemia di Covid-19 ha contribuito a far aumentare ulteriormente l’interesse per queste tematiche. Molte aziende, trovandosi a dover ripensare al proprio futuro tenendo conto del nuovo panorama segnato dalla pandemia, in questi mesi hanno riorganizzato le loro agende, i loro piani di investimento e le loro politiche interne, dedicando una sempre maggiore attenzione ai temi della sostenibilità e della responsabilità sociale.

La pandemia, infatti, ha messo in luce alcune delle fragilità del nostro tessuto produttivo e della nostra società, facendo crescere la consapevolezza in merito all’interconnessione globale tra realtà solo apparentemente distanti e alla centralità di temi come la tutela della salute dei dipendenti, la flessibilità, l’accesso alla rete, la difesa dell’ambiente come strumento per la salvaguardia del pianeta e dell’uomo e così via.

Questa crescente attenzione a proposito della sostenibilità è sempre più importante anche dal punto di vista dell’impatto sui potenziali consumatori: la percentuale di persone che dichiara di tenere conto delle politiche di sostenibilità delle imprese prima di compiere scelte di acquisto è in costante aumento, in particolare tra i giovani nati dopo il 1995. Più della metà di loro infatti dichiara di preferire le imprese sostenibili, e di essere pronta a rinunciare a usufruire dei servizi o dei prodotti di aziende che non prestano attenzione alle condizioni dei lavoratori o che non mettono in atto politiche concrete per ridurre il loro impatto ambientale e operare in modo più sostenibile.

 

La selezione dei manager: ecco come accompagnare le imprese nella transizione verso la sostenibilità

Tendenze così radicate e così diffuse a livello globale non possono non influenzare le scelte delle aziende anche in merito alla ricerca delle figure manageriali.

La pandemia ha fatto emergere una serie di esigenze nuove, che per essere soddisfatte richiedono in molti casi un ampliamento del management aziendale, anche attraverso l’ingresso di nuove figure apicali come il Chief Sustainability Officer, un leader in grado di definire gli obiettivi e le politiche per la sostenibilità dell’azienda e di coordinare le azioni necessarie per la loro concreta attuazione.

Una figura di questo tipo può fornire un valido supporto ai dipendenti che, anche in seguito alla pandemia, si sono trovati a vivere situazioni di particolare difficoltà, ma il suo ruolo è in realtà molto più ampio e articolato: la sua funzione è quella di farsi portavoce di un nuovo sistema di valori aziendali e di  implementare azioni che guardino a 360 gradi al mondo della sostenibilità, tenendo conto della necessità di tutelare l’ambiente, far crescere le competenze delle risorse professionali interne, mettere in campo azioni che abbiano ricadute positive sul tessuto sociale e così via.

Chi ricopre questa posizione è, quindi, un vero e proprio “leader del cambiamento”, il cui compito è costruire una nuova visione dell’attività di impresa e introdurre in azienda nuovi comportamenti, sostenendo tutti i membri dell’organizzazione nel difficile processo di acquisizione di nuove abitudini e automatismi.

Selezionare una figura di questo tipo rappresenta una grande sfida per un’azienda: le sue competenze devono essere infatti estremamente ampie, e le sue doti di leadership particolarmente spiccate. Inoltre, è fondamentale che chi assume questo ruolo conosca approfonditamente le dinamiche aziendali e sappia metterle in relazione con le questioni globali, elaborando previsioni e leggendo in ogni momento le evoluzioni del presente, in modo da concentrare gli sforzi e le risorse economiche aziendali verso obiettivi precisi, condivisi e raggiungibili.

Nel delicato passaggio che tante imprese stanno affrontando, la presenza di figure manageriali realmente competenti in tema di ESG policies diventa essenziale per progettare e realizzare piani di crescita sostenibili. Per questa ragione FLOWER&KLEIN affianca i suoi clienti nell’attività di ricerca di queste figure, con l’obiettivo di selezionare profili professionali in grado di raccogliere le sfide poste dall’attuale panorama e di accompagnare la transizione delle aziende verso una sempre maggiore sostenibilità.